fabiodedonno

sandra spennato

il nuovo artista in cui incappo, o meglio in cui incappa la mia vista, le mie emozioni, è un artista che tranquillamente posso definire “magico” e mentre guardo i suoi quadri penso – “ma esiste veramente?” – sembrano illustrazioni per racconti, per fiabe, sogni colorati. ho appena deciso che spazioarte si farà guidare dalle opere e non dagli artisti. le opere di de donno risvegliano immagini lontane di affetti, di cose e casette colorate, giochi, atmosfere infantili, tutte sensazioni care, intime e diverse fra loro ma rievocazioni uguali per tutti. scene di vita quotidiana, tra cielo e mare su cartone, su legno che con colori caldi e tecnica mista tolgono al quotidiano la realtà e catapultano il suo essere, e quello di chi le guarda, nei sogni eliminando la spazialità, il tempo, il brutto, la staticità. tutti i personaggi, le cose fluttuano da sopra a sotto senza grigiore, senza razionalità. tutti quelli a cui ho chiesto mi hanno dato la stessa risposta – sensazioni lontane, frammenti di vita vissuti o sognati.

chiamo de donno e mi aspetto il mago dei colori. il mago delle casette e delle cose fluttuanti. ci vediamo e l’incanto si spezza. non ha l’aspetto misterioso, non ha neppure un grembiule macchiato di colori. de donno è proprio un tipo normale. mi dico che non può essere un tipo qualunque, provo ad approfondire. niente. risposte normali, famiglia normale, problemi normali. da qualche parte nasconde qualcosa che lo trasforma in un artista arlecchino poiché le sue opere oltre che belle sono molto ironiche. la sua facciata è in realtà una retro-facciata. vado a casa sua a vedere i quadri dal vivo e a risolvere il mio enigma. ma non ci sono due de donno. colgo la sua generosità d’animo, la sua dolcezza, negli altri quadri, non in vendita. mi dice – sono delle pareti oramai – e vedo che il suo percorso si è arricchito di una luce che non è luce ma colori, colori e colori. la base però è uguale per tutti, tonalità diverse del blu. questo è il colore della pace interiore, dell’equilibrio, della serenità. non sto più a cercare ragioni. non m’importa se ti trasformi, se dentro ti lasci un po’ di fanciullezza, se le tue emozioni disegnano realtà fantastiche. l’importante è, fabio, che tu ora sia così, l’importante è che tu riesca ancora - e sempre - a farci sognare.

27/07/2005
sandra spennato

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